12 maggio 2019
Col du Mont

Domenica 12 maggio 2019.
Forse per la prima volta sembrava si potesse rispettare il programma ottobrino: il test effettuato venerdì 10 ovvero due giorni prima aveva dato esito positivo: con Guido, l’altro Capogita, Miky e Luisa, non avevamo guadagnato le sommet causa nuvole e vento ma avevamo agevolmente superato la problematica cornice che di cornice, con tutta la neve che c’era, non aveva proprio l’aria.
Si trattava piuttosto di un ripido pendio di 10 metri di dislivello che si poteva superare senza problemi con i ramponi.

Peccato che la sfiga ci metta sempre lo zampino perché, dopo aver sperato fino all’ultimo in un cambio del vento impetuoso previsto a Cervinia, la sera prima, rapido giro di telefonate e cambio, inevitabile, di meta.

La Valgrisenche dà soleggiato tutto il giorno con alcuni siti che danno bave di vento irrisorie, fino ad un minimo di sei km/h.

La prima gita che mi viene in mente è l’Arp Vieille ma l’abbiamo salita da poco e la partenza a Bonne è ad una quota troppo bassa. Il Sigaro sarà spelacchiato nella parte bassa e comunque la recente riduzione della diga obbliga oggi a partire dalla base della stessa a quote troppo basse e percorrere una infinita stradina….

Senza scomodare nomi come la Platte des Chamoix che obbligherebbe ad una sosta al Bezzi, peraltro chiuso, credo che l’Ormelune, per quanto BSA, sia alla nostra portata, del resto a metà maggio sono solo più gli irriducibili che si ostinano a mettere le pelli sotto gli sci e ad alzarsi alle 4,30 del mattino!

Non c’è neppure bisogno di variare il materiale perché piccozza e ramponi erano già richiesti per il Furggen, quindi che problema c’è?

Beh, la segreteria va avvisata per questioni assicurative ma una email mattutina, in casi di emergenza, sarà sufficiente.

Programma meteo rispettato, tolta la prima ora di gita con qualche sbuffo, peraltro sopportabilissimo, nessun problema di vento a nessuna quota, un po’ di freddo, ma neppure quello rigido invernale, quanto piuttosto quello “sano” che mantiene bene la neve che è stata rimpolpata da una re-imbiancata di consistenza molto contenuta.

La vera sorpresa quindi non sono state né la neve, discretamente abbondante dai 2000 metri in su e neppure la meteo assolata e non ventosa come da previsioni, quanto piuttosto la seconda sbarra dopo Bonne che era chiusa per “disgaggi” (non effettuati nei giorni festivi me precedentemente).

La chiusura obbliga ad un “viaggio” suppletivo su asfalto, sci in spalla, di km 2,8 per arrivare al bivio per le case Grand’Alpe a quota 2000 circa, punto di partenza classico per la salita all’Ormelune che avrebbe dovuto rappresentare la nostra ambita meta.

La neve è gessosa, ricorda un po’ quella di venerdì del test e saliamo piuttosto compatti ad una andatura media.

Ho pure la traccia sul GPS ma “salto” il bivio a sinistra accorgendomene pochi minuti dopo.

Riguardando i ripidi pendii di chi traccia verso l’Ormelune mi domando se sia il caso di salire su di là in 14. Probabilmente tiene ma “probabilmente” è un avverbio molto distante da “sicuramente” e preferisco continuare nel tranquillo valloncello del Torrente Grand’Alpe che termina al Col du Mont a quota 2639.

Ad Ovest è Francia e dal colle, poco distante si trova il Refuge di l’Archebuc (invisibile dal colle).

Guido e Luigi, gli altri capogita sembrano d’accordo, nessun eroe, meglio così, tiro un sospiro di sollievo, il tempo è magnifico, nonostante i tanti gufi, l’ambiente è appagante, e saliamo bene.

Per non terminare, poco dignitosamente, al “semplice” colle penso si possa puntare ad una cimetta poco a sinistra (a sud) dell’intuibile depressione che scopro, grazie ad una sbirciata su una carta vista da una coppia di svizzeri, trattarsi della Rocher Brune, qualche diecina di metri più alta del colle.

L’attacco diretto, sottovento, sembra poco furbo per la sospetta instabilità dei pendii e faccio rotta sul colle, rimanendo peraltro nella comoda e rassicurante traccia di salita.

Una volta al colle scopro però che un’ampia spalla porta in vetta per cui si potrebbe tentare di salirla da lì.

Qualche “gucia” e siamo sulla vetta, o meglio a pochi metri perché cornici instabili ci dividono dalla vetta vera e propria distante pochi metri.

Il dislivello salito fino qui non arriva a 900 metri ma il ritorno su asfalto farà terminare la sgambata a 969 metri, non molto in verità ma ce la facciamo andare bene.

Inoltre in discesa nonostante le previsioni abbiamo la piacevole scoperta di trovare una neve comunque divertente che consente anche discrete serpentine, decisamente meglio di quella di venerdì.

Il viaggio sulla strada di ritorno si dimostra più veloce del previsto ed in breve siamo tutti alle auto dove, cambiatici e sistemata l’attrezzatura siamo pronti per una sosta rigeneratrice alla Vinosteria di Aymavilles.

Ringraziamenti ai capogita Luigi e Guido ed al gruppetto di quattordici partecipanti, sicuramente più sparuto della versione invernale ma anche più agguerrito!

Salutissimi!!!

emmecì


Fotografie di Marco Bruno, Marco Centin, Luigi Spina.

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Cai Uget