26 gennaio 2014
Punta Gardiol

Oggi il vento avrebbe voluto farla da padrone.

E da padrone l’ha fatta, a leggere le prime relazioni che appaiono su Gulliver, su molti itinerari ma proprio in Valle di Susa, la valle del vento, l’ha avuta persa alla Punta Gardiol.

Ha provato a intimorirci con qualche “gonfia” minacciosa sin dal mattino e sparando qualche folata specie mentre lasciavamo la punta ma nel complesso non è riuscito quasi a darci fastidio.

E così siamo riusciti a mettere in cassaforte questo gioiellino di anello, su neve bella, su un terreno non semplice e con un percorso di assoluta originalità.

Il tutto grazie sopratutto alla determinazione di Orfeo che quest’estate ha vestito i panni di Pollicino andando a marcare i punti e gli attraversamenti critici.

Ed oggi in discesa il ritrovare tutti quei bollini arancio, in qualcuno, un po’ d’emozione l’ha suscitata, anche in barba ad Eolo.


Traversata.
Che parolone.
Traversata.
Di quelle robe che se rimani in panne a metà, non basta girare i tacchi e tornare indietro?
Già, ma noi siamo tutti ottimisti e non c’è problema.
Si dice che Orfeo abbia dedicato qualche sgambata estiva a lasciare segni rossi a prova di neve, affinchè fosse impossibile per gli altri perdersi.
Indelebile segno di fiducia nei confronti dei compari?

E’ previsto vento, 17 nodi dicono i siti meteo più gettonati.
E allora sequestri mascherine e copriguanti agli amici, e ti prometti che nei saldi farai questo acquisto, che neanche al mare si può contare sempre sul sole, figuriamoci in montagna.

Ci si ritrova al Maffei, attenti a non salire su uno dei tanti pullmann di pistaioli.

Alle 9 sci ai piedi, no, sci in spalla e a piotte su per la stradina.
In merito al quarto d’ora di portage, nulla è stato detto: proprio amanti delle sorprese questi del GSA!

67 personaggi in cerca di vetta salgono, senza vento.
Alla faccia dei gettonati siti meteo.
Un po’ di bosco, un po’ di vallone aperto da salire a zig zag.

La Croce della Gardiol non è come la Madonna dello Zerbion, che quando la vedi non sei neanche a metà gita, qui quando la vedi sei arrivato.
E la vedi.

Il gruppo è un po’ sgranato, ma c’è.
Qualche scatto, qualche abbraccio, via le pelli.
Discesa!

A questo giro, complice forse il largo pendio, i soliti gruppetti di discesa non sono disciplinati, e ognuno scende un po’ “a fatti sua!”, come si dice in piemontese.
Qualche stoico però prova a resistere: è Stefano, con le sue donne.
Qualcuna la perde all’intermedio, quando si ripella, qualcuna la porta fino al tavolino, una fino a casa.

La legge non scritta del GSA prevede che non si dia assalto al tavolino finchè non sono arrivati tutti.
Ma proprio tutti?
Sì.

E nell’attesa, Cecilia, armata di coltello (ma un bastoncino da sci no?) provvede al giuramento di fronte al “popolo GSA” di tutti i nuovi, che fino a quel momento l’avevano scampata.

“Sono orgogliosa e onorata di essere una pupacchiotta”,
“Sono orgoglioso e onorato di essere un pupacchiotto”.
“Sono…”
“Sono felice che tutti siano ora arrivati e possiamo finalmente mangiare le acciughe al verde!”

Randagia, che consiglia ai “nuovi” di venire con una barzelletta pronta, onde evitare figuracce.


E per finire?

Intanto un benvenuto a Cristina, Andrea, Mario, Sandro e Stefano che hanno iniziato in questa giornata la loro avventura con il GSA. Speriamo che duri a lunghissimo: facciamo anche gite con meno vento, con pendii più aperti anche se raramente con Cecilia meno sparkling.

Però un benvenuto speciale e personale lo dobbiamo a Robert: intanto Mercoledì sera ha dovuto superare l’interrogatorio di Orfeo, in Italslovacco, per convincerlo che era tecnicamente in grado di partecipare alla gita.
Non so chi dei due ha fatto più fatica.
E poi l’occasione di scrivere “Benvenuto” in Slovacco era troppo ghiotta: Vitajte Robert

E poi un grazie ai Capogita Carlo, Guido ed Orfeo innanzi tutto per avere fortemente voluto una Sociale su un percorso così inusuale, poi per averci creduto anche a fronte di previsioni meteo cataclismatiche ed infine per avere gestito per l’intera giornata ben 67 partecipanti che solo per contarli ci volevano quattordici mani!


Ancora un post-scriptum.
Sul pullman al ritorno è stata ritrovata una bellissima giacca The North Face nel classico colore grigio.
Purtroppo è di una taglia leggermente stretta per il presidente e quindi lo stesso la restituirà a chi l’ha dimenticata.
Valore di mercato: 300 Euro
Prezzo di riacquisto: una bôta per le prossime gite!


Fotografie di Walter Actis, Fabio Capecelatro, Marco Centin, Sergio Gaido.

Cai Uget