Nel segno dell’ardimento e della disciplina, il gruppo sociale si prepara alla grande impresa. Ogni gita porta con sé responsabilità che solo i più determinati sanno affrontare: e se nelle uscite in giornata esse si attenuano, nelle spedizioni di più giorni si moltiplicano, mettendo alla prova spirito, volontà e tempra.
Ma l’uomo moderno, proteso verso la vetta, non conosce rinuncia.
E così, nonostante previsioni incerte e cieli capricciosi, la due giorni viene confermata.
Le adesioni sono numerose, segno dell’entusiasmo che anima la comunità. Una selezione rigorosa porta a definire un gruppo di trentadue valorosi, tutti pronti a cimentarsi nell’impresa. Gli equipaggi vengono formati con precisione militare; due automezzi vengono trasferiti a Glassier, punto d’arrivo nella valle vicina. Un gesto di abnegazione che merita riconoscenza.
La colonna avanza lungo la strada, alla ricerca della neve che tarda a mostrarsi. Ma, dopo cinquecento metri di dislivello, ecco apparire il manto bianco: un segno beneaugurante. Si cambia assetto, si procede compatti. Al rifugio, una breve sosta: qualcuno, come il prode Cristian, sceglie di presidiare il territorio… prendendo il sole.

La marcia riprende verso la Trouma des Boucs. Si supera il Bivacco Spataro, dove Paolo si unisce alla nobile arte dell’abbronzatura; si attraversa il Plan de la Sabla, si punta al Colle di Crête Sèche. La neve è poca, ma lo spirito è molto. Al Plateau, anche Cristina si ferma, vigile sentinella del sole.

Il gruppo avanza lungo la morena, affronta un tratto a piedi, raggiunge il Col du Chardonay. Si calzano i ramponi: una parete ripida, una cresta esposta, e infine la conquista della vetta scialpinistica.
Poco meno di 1600 metri di dislivello, un panorama che ripaga ogni sforzo.
La discesa è ordinata, sicura, rapida: il rifugio accoglie i protagonisti dell’impresa.
Il pomeriggio scorre sereno: conversazioni, taglieri, sonni ristoratori, birre artigianali. Alle ore 19, come da disciplina, la cena: minestra di farro, pasta al sugo, salsiccia con purè, panna cotta. Poi riposo, necessario per la giornata seguente.
L’alba porta incertezza meteorologica, ma non indecisione. La conoscenza del territorio e l’ottimismo guidano la scelta: si parte. Si sale con ordine, si ricompattano le file, si raggiunge il Col du Mont Gelé, quota 3155.
Qui, però, la natura impone il suo verdetto: la nebbia sul versante di Ollomont è fitta, impenetrabile. Il bivacco Regondi è invisibile. La traversata viene annullata, con senso di responsabilità e prudenza.
Si torna per la via di salita, tra gobbe impegnative e visibilità ridotta. Al Plan de la Sabla la nebbia avvolge il gruppo, ma la direzione è chiara: tenere la sinistra.
Si prosegue ancora per un tratto innevato, poi gli sci vengono caricati in spalla: il divertente sentiero segna l’ultimo tratto della ritirata ordinata.
Alle auto, la logistica impone un ultimo sforzo: recuperare i mezzi lasciati a Glassier. Nel frattempo, i tavolini vengono imbanditi con disciplina e autocontrollo, senza toccare nulla fino al ritorno degli autisti.
La tavolata è sontuosa: salami, formaggi, carboidrati, vini dal bianco al rosso passando per il rosé. L’acqua, limpida e generosa, sgorga dalla fontana di Ruz.
Infine, i ringraziamenti: a Renzo, proiettato nella gestione della gita; a Marcello, presidente e guida sicura; alla triade Marco‑Claudio‑Sergio, sempre presenti e operosi; a Marco Benazzi, maestro indiscusso del taglio di salumi e formaggi; e a Davide Panagin, che con spirito goliardico raccoglie scommesse sulle mie decisioni.
Così si conclude la due giorni, esempio di organizzazione, cameratismo e spirito montano.

La tavolata è artigianale e genuina: torta d’avena, colomba, carciofini e bagna cauda di azienda agricola, pane ai 5 cereali, formaggio di lajetto, toma al tartufo canavesana, liquore degli dei, rosso di montalcino, nascetta di santo stefano belbo. L’acqua, limpida e generosa, sgorga dalla fontana di Ruz.
Infine, i ringraziamenti a: Renzo, proiettato nella gestione della gita; Marcello, presidente e guida sicura; Stefano il vicepresidente imperituro