Terra Nera

Per l’ultimo impegno del gruppo si era pensato ad una due giorni ma, viste le condizioni generali della neve, abbiamo optato per una vicina classica: il monte Terra Nera quota 3104, poco più in là della famosa Dormilleuse.

La strada sterrata degli ultimi km non ha spaventato gli agguerriti sedici Ugetini che hanno raggiunto la partenza, a quota 1950 metri circa, intorno alle 6,30 dopo essere transitati da Thures e Rhuilles.

Partenza piuttosto disordinata con iniziative personali molto originali comunque in breve intercettiamo il sentiero che ci porta al Colletto di Clausis, dove possiamo tirare giù gli sci dallo zaino e cominciare davvero la gita dopo un traverso boschinoso non particolarmente agevole.

Progressione veloce, ambiente bellissimo, giornata perfetta. In neanche tre ore siamo sulla ampissima punta e ci tratteniamo a lungo godendoci la giornata che, soleggiata e calda, sarà responsabile di un rapido scioglimento di quel che resta del manto nevoso….

Fortunatamente, scendendo verso le undici, abbiamo la fortuna di trovare ancora neve bella che, perdendo quota, si inumidisce sempre più.

Ciò nonostante riusciamo a sfruttare le ultime lingue di neve limitando il portage ad un 30 minuti ovvero un 200 metri di dislivello, pas mal!

Giunti alle auto allestiamo il ricco tavolino dove, a causa delle temperature estive, ai vari BAROLO e BARBERA vengono (questa volta) preferiti liquidi più freschi per reintegrare le sudatacce odierne!

E così si conclude il programma di scialpinismo attivo della stagione 2025-2026 ma…..abbiamo ancora la cena che si terrà Mercoledì 17 Giugno. Informazioni più dettagliate….seguiranno!!!!

Emmecì

Corso di rianimazione

Ci eravamo già trovati ad affrontare questa situazione come GSA qualche anno fa e ora è toccato al CAI Pianezza. Essendo stato coinvolto in prima persona in entrambe le occasioni, mi sono impegnato per organizzare questa serata formativa.

Inizialmente sarà riservata ai soci GSA. È superfluo dirlo: la partecipazione è caldamente consigliata a tutti.

Ecco il link al modulo di iscrizione: https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fforms.cloud.microsoft%2FPages%2FResponsePage.aspx%3Fid%3DDQSIkWdsW0yxEjajBLZtrQAAAAAAAAAAAAN__tMFgDpUNjYwVDg2MUE0STlMTzFEUVlSM1o1SFhFTC4u&h=AUCLwDRoQcF_TyIUUvtFsut-HtsdErX050EM7xg52EYTHNKzoWXWNGsT6Ifjcw6KQZ3v6-V3Vjx36zrx5SNrPtswziGEG2epu6gfeteuxyxruMO0A7tERWHnFHWNWcmf0pxC3tS_RHee3guyxD6C&__tn__=H-R&c[0]=AUAcPp-yUVT-hk8DkP6FPAfksOn6r9nKCWCaeXzXNx7cY7mdNKyneVmb4qtMomjFpK_xY6lmQeZH9pL3ziMky-_fX-8wl0Qf003AgfMT4cBlHtTgBI8O3Co_UcRMRc1Z32_hnTnr8Ptxcz4fzSmRCnvghhruvQVTKnyj02s-guHOKSrr-AKNKhBPcqhw3C_kwOqzUnItES3V-8AjZJCCzKHWwr4Jo0mbU2A

Colgo fin d’ora l’occasione per ringraziare i volontari della Croce Verde di Torino, che metteranno a disposizione il loro tempo e la loro competenza per formarci.

Becca di Giasson

Ancora una volta una gita come da programma. Incredibile! Mai come quest’anno (premiati da un innevamento favorevole) siamo riusciti a rispettare il programma!
Purtroppo la meteo fa un po’ i capricci e ci obbliga ad anticipare al sabato 9 maggio la salita alla Becca di Giasson, una signora BS in Valgrisenche, non proprio fuori Torino ma che saprà ricompensare la levataccia.
Alle 6,30 siamo tutti ad Arolla, borgata sopra Uselliers al fondo del Lago di Beauregard con la sua diga “ridimensionata” nel 2015, sci in spalla sugli zaini, pronti a salire nel bellissimo bosco di LARIX DECIDUA MILLER,

alberoni pluri-secolari con tanto di targa. Centosessantacinque metri di dislivello e calziamo gli sci. Purtroppo non c’è stato il rigelo sperato causa una fastidiosa copertura nuvolosa notturna, non integrale ma sufficiente ad impedire l’indurimento del manto nevoso.
In brevissimo tempo costeggiamo l’Alpe di Forclaz dove il bosco cede lo spazio agli ampi pendii e, sole che ancora si nasconde dietro le possenti montagne ad est, saliamo, compattando più volte il gruppo.

La neve salendo migliora di qualità passando dalla pappa inconsistente ad uno strato compatto che confidiamo si ammorbidirà con il sole che le previsioni danno imminente.


Senza alcun problema in poco più di 4 ore anche l’ultimo giunge sull’ampia vetta dove c’è posto per tutti e panorama su tutta la Vallèe. La Giasson è meta rinomata e incontriamo parecchi volti noti.

Permanenza in punta non esagerata a causa di una fastidiosa seppur leggera “bisa” , del resto siamo oltre i 3200 metri!!! Per fortuna il cielo ora è tutto azzurro ed il sole fa la sua parte.

Giovedì, 48 ore prima durante il test, si stava in punta in maglietta ma oggi è più fresco…Scendiamo, tutti ventuno, gli ampi pendii che offrono notevole libertà di scelta nell’itinerario migliore. Gli oltre 1300 di dislivello non sembrano avere minimamente fiaccato il gruppo che procede spedito verso valle su neve, se non da 5 stelle, facciamo 4 abbondanti!

Nel bosco riusciamo a ritrovare una “canala” in discesa ancora tutta innevata che, con qualche acrobazia, ci consente di arrivare a neanche 5 minuti dalla strada inter-poderale. Da lì in pochi minuti all’auto.

In breve arrivano tutti, chiusura in coda, come da programma, anche questa è andata! Plauso ai capigita “ufficiali” Bruna e Carlo in primis ed al supplente, Herr Marcello President-factotum, che ha sostituito Tea impegnata altrove. Ed ovviamente a tutti i partecipanti che hanno dovuto abbandonare i loro confortevoli giacigli in piena notte….ma forse ne valeva la pena!

Ci spostiamo per il ricchissimo tavolino allestito alla fontana di Surier dove compare ogni ben di Dio…..

Alla prossima, 24 maggio (probabilmente di un giorno solo) per l’ultima gita che i capigita individueranno tra le tante possibilità in funzione delle aperture dei colli alpini….

Stay tuned, emmecì

Trouma de Boucs e Col M. Gelé

Nel segno dell’ardimento e della disciplina, il gruppo sociale si prepara alla grande impresa. Ogni gita porta con sé responsabilità che solo i più determinati sanno affrontare: e se nelle uscite in giornata esse si attenuano, nelle spedizioni di più giorni si moltiplicano, mettendo alla prova spirito, volontà e tempra.

Ma l’uomo moderno, proteso verso la vetta, non conosce rinuncia.

E così, nonostante previsioni incerte e cieli capricciosi, la due giorni viene confermata.

Le adesioni sono numerose, segno dell’entusiasmo che anima la comunità. Una selezione rigorosa porta a definire un gruppo di trentadue valorosi, tutti pronti a cimentarsi nell’impresa. Gli equipaggi vengono formati con precisione militare; due automezzi vengono trasferiti a Glassier, punto d’arrivo nella valle vicina. Un gesto di abnegazione che merita riconoscenza.

La colonna avanza lungo la strada, alla ricerca della neve che tarda a mostrarsi. Ma, dopo cinquecento metri di dislivello, ecco apparire il manto bianco: un segno beneaugurante. Si cambia assetto, si procede compatti. Al rifugio, una breve sosta: qualcuno, come il prode Cristian, sceglie di presidiare il territorio… prendendo il sole.

La marcia riprende verso la Trouma des Boucs. Si supera il Bivacco Spataro, dove Paolo si unisce alla nobile arte dell’abbronzatura; si attraversa il Plan de la Sabla, si punta al Colle di Crête Sèche. La neve è poca, ma lo spirito è molto. Al Plateau, anche Cristina si ferma, vigile sentinella del sole.

Il gruppo avanza lungo la morena, affronta un tratto a piedi, raggiunge il Col du Chardonay. Si calzano i ramponi: una parete ripida, una cresta esposta, e infine la conquista della vetta scialpinistica.

Poco meno di 1600 metri di dislivello, un panorama che ripaga ogni sforzo.

La discesa è ordinata, sicura, rapida: il rifugio accoglie i protagonisti dell’impresa.

Il pomeriggio scorre sereno: conversazioni, taglieri, sonni ristoratori, birre artigianali. Alle ore 19, come da disciplina, la cena: minestra di farro, pasta al sugo, salsiccia con purè, panna cotta. Poi riposo, necessario per la giornata seguente.

L’alba porta incertezza meteorologica, ma non indecisione. La conoscenza del territorio e l’ottimismo guidano la scelta: si parte. Si sale con ordine, si ricompattano le file, si raggiunge il Col du Mont Gelé, quota 3155.

Qui, però, la natura impone il suo verdetto: la nebbia sul versante di Ollomont è fitta, impenetrabile. Il bivacco Regondi è invisibile. La traversata viene annullata, con senso di responsabilità e prudenza.

Si torna per la via di salita, tra gobbe impegnative e visibilità ridotta. Al Plan de la Sabla la nebbia avvolge il gruppo, ma la direzione è chiara: tenere la sinistra.

Si prosegue ancora per un tratto innevato, poi gli sci vengono caricati in spalla: il divertente sentiero segna l’ultimo tratto della ritirata ordinata.

Alle auto, la logistica impone un ultimo sforzo: recuperare i mezzi lasciati a Glassier. Nel frattempo, i tavolini vengono imbanditi con disciplina e autocontrollo, senza toccare nulla fino al ritorno degli autisti.

La tavolata è sontuosa: salami, formaggi, carboidrati, vini dal bianco al rosso passando per il rosé. L’acqua, limpida e generosa, sgorga dalla fontana di Ruz.

Infine, i ringraziamenti: a Renzo, proiettato nella gestione della gita; a Marcello, presidente e guida sicura; alla triade Marco‑Claudio‑Sergio, sempre presenti e operosi; a Marco Benazzi, maestro indiscusso del taglio di salumi e formaggi; e a Davide Panagin, che con spirito goliardico raccoglie scommesse sulle mie decisioni.

Così si conclude la due giorni, esempio di organizzazione, cameratismo e spirito montano.


La tavolata è artigianale e genuina: torta d’avena, colomba, carciofini e bagna cauda di azienda agricola, pane ai 5 cereali, formaggio di lajetto, toma al tartufo canavesana, liquore degli dei, rosso di montalcino, nascetta di santo stefano belbo. L’acqua, limpida e generosa, sgorga dalla fontana di Ruz.
Infine, i ringraziamenti a: Renzo, proiettato nella gestione della gita; Marcello, presidente e guida sicura; Stefano il vicepresidente imperituro

Cai Uget