In una stagione in cui passiamo con disinvoltura dalla gita “cioccolata calda e copertina” alla gita “mojito e occhiali da sole”, questa settimana ci tocca il freddo… ma andiamo con ordine (più o meno).
Il programma originale direbbe: Tour de la Tour de la Tsa. Nome elegante, giro ad anello, cresta finale di 80 metri per sentirsi un po’ alpinisti e l’anello che sarebbe un bel fiocchetto finale sul pacco regalo. Peccato che la nostra spia infiltrata al Prarayer ci rovini la poesia: sotto niente neve e sopra altissima probabilità di crosta assassina. Tradotto: divertimento zero, rischio alto e sciata da dimenticare. Scartato.

Piano B: Pic de la Moulinière. Sulla carta: lungo ma bello, pendio finale OS e un tocco tecnico con ramponi. Nella realtà (testers del mercoledì): un lastrone di marmo di Carrara, più adatto a pattinaggio artistico che allo sci. Risultato? Gita trasformata in esercizio di “su e giù con picca e ramponi” senza neanche la soddisfazione della sciata. Scartato con decisione.
Nel frattempo anche il meteo decide di metterci del suo, regalando previsioni entusiaste come un lunedì mattina: domenica tragica, sabato “forse”. Arrivati a giovedì, con l’ansia da decisione che sale, optiamo per una vecchia conoscenza: l’Entrelor. Già fatto nel 2016 e 2018 (in traversata), già amato, e – speriamo – in condizioni umane.
Venerdì sopralluogo: condizioni ottime (miracolo!), salita alla vetta vera ma con un passaggino che invita alla prudenza. Decisione saggia per la sociale: anticima e via!

Sabato ore 7:45, siamo in 19. Evidentemente sabato mattina + dislivello hanno fatto più selezione di una maratona universitaria. Si parte: il bosco è duro come il pane raffermo e i rampant diventano subito protagonisti per molti. Dopo 400 metri, finalmente sole e primo ricompattamento (che in realtà è la scusa elegante per ansimare tutti insieme).
Si riparte lungo la “tracciona autostradale”, ma il gruppo inizia a sfilacciarsi come un vecchio maglione. Pause strategiche a 900 e 1400 metri permettono di respirare, socializzare e fingere che sia tutto sotto controllo. Qualcuno resta un po’ indietro e, lo ammetto, viene segretamente da me benedetto: anche le mie gambe iniziano a presentare il conto (spoiler: saranno 3400 m in due giorni… così, per gradire 😵💫).

Come da tradizione consolidata, in cima ci si aspetta tutti prima di iniziare a scendere. La chiusura arriva dopo una ventina di minuti… giusto in tempo perché il cielo azzurro decida di sparire. Tempismo perfetto.
Cambio assetto in modalità “discesa”, grazie anche all’assistenza tecnica dei soci, e si parte. Visibilità così così, ma scendendo migliora e ci regala pendii ancora quasi intonsi. I continui ricompattamenti sono ormai filosofia di vita: i primi respirano, gli ultimi non organizzano rivolte.
Arrivati al sole, l’obiettivo diventa uno solo: macchine e terzo tempo. Restano i famosi 400 metri di bosco, ma – sorpresa – hanno mollato e si trasformano in un divertente toboga tra gli alberi. In un attimo siamo giù: tutti interi, tutti felici e già con la testa al cibo.

E infatti… terzo tempo di altissimo livello: hummus artigianale di Luca, torte di Mauro e Mirella, pane da urlo di Carlo e varie ed eventuali. La colomba? Rimane chiusa. Troppo cibo, situazione fuori controllo.
Un grazie agli altri organizzatori: Guido presidia il centro gruppo con stile, Giovanni impone un passo che mette tutti in riga (Lucia e Cristina le uniche che si lamentano 😉), e Claudio che, anche se “non ufficiale”, tiene comunque tutti sotto controllo.
Morale: anche questa è fatta. E fatta bene!

Prossima puntata tra tre settimane in Valpelline… preparate stomaco e gambe 😄


